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26 agosto 2016

Opuscolo “La carta è solo carta”: sulla detenzione amministrativa in Puglia.

Dal blog di hurriya condividiamo la pubblicazione dell'opuscolo a cura dei compagni pugliesi sulla detenzione amministrativa.







































Dalla Puglia riceviamo e pubblichiamo un approfondimento riguardo la detenzione amministrativa. Questo materiale è stato ultimato prima della rivolta dell’8 agosto nel CIE di Brindisi – Restinco.
Qui potete scaricarlo in versione stampa A3.
Ciò che queste pagine propongono è di illustrare la struttura attuale della macchina della detenzione amministrativa in Puglia. Una regione da sempre marginale nelle geografie del capitalismo, a causa della sua scarsa industrializzazione, che ora prova a riesumare la sua posizione storica di “Porta d’Oriente” nel Mediterraneo, non riuscendo a guadagnarsi altro che un ruolo di periferia funzionale al grande mercato globale. In quest’ambito la Puglia oggi gioca la sua parte, anche, con la capillare diffusione della rete di quella che, con l’ormai consueto capovolgimento di senso delle parole, è chiamata “accoglienza”.
Una premessa è d’obbligo. Non si può comprendere appieno il funzionamento della grande macchina della detenzione amministrativa se non si considera la sua funzione sociale e politica e se si trascura di guardare alle intenzioni degli “ingegneri” che l’hanno progettata, prima ancora dei “conducenti” che ne permettono il funzionamento.
Il sistema della detenzione amministrativa in cui incappano tutti coloro che non possiedono un documento di cittadinanza è una complessa struttura per il contenimento e la regolazione degli spostamenti umani sul territorio europeo. Tale struttura è il risultato materiale di un’espansione mostruosa della logica capitalista che interpreta tutto l’esistente sotto la luce, fosca, delle dinamiche di mercato e attribuisce ai flussi umani gli stessi parametri di gestione e gli indici di valore che usa per le merci.
In questa sovrapposizione degradante troviamo la chiave di lettura che ci spiega il senso e la funzione del sistema della detenzione amministrativa. In una parola: logistica.
Continua la lettura sul file in pdf.





30 luglio 2016

Aggiornamenti da Como/Chiasso.

Venerdì 29 luglio, intorno alle 19.00, un corteo improvvisato di una trentina di compagni e compagne ha attraversato il centro di Como dietro allo striscione "Distruggere il razzismo e tutte le sue frontiere". Il corteo era in solidarietà ai migranti accampati in stazione S.Giovanni, ma anche a tutti coloro che non vogliono o non possono avere i documenti e contro ogni tipo di frontiera, sia essa un confine tra Stati, sia il razzismo dilagante.
I giornali di Como riferiscono, inoltre, di alcune scritte sulla Posta Centrale contro le frontiere le deportazioni, di cui la compagnia aerea delle Poste (Mistral Air) è complice.

DISTRUGGERE LE FRONTIERE, OGNI GIORNO!"




Qui di seguito il testo del volantino distribuito:


DISTRUGGERE TUTTE LE FRONTIERE, OGNI GIORNO!

Le frontiere sono l'emblema della società in cui viviamo e ci circondano quotidianamente; alcune sono più tangibili, altre meno. Il risultato è che viviamo all'interno di recinti concentrici, spesso senza rendercene conto, che siano essi fisici, economici, psicologici.
Per tutti coloro cui questa situazione è diventata insostenibile, la scelta è di combatterle.

La frontiera più evidente rimane il confine tra nazioni. In questo momento storico in cui stanno avvenendo migrazioni di massa, spesso rappresentano un limite invalicabile per tutti coloro che hanno scelto di spostarsi da uno Stato all'altro. Questo tipo di frontiera trasforma gli individui e il loro desiderio di movimento in flussi da gestire e quote da spartire, nonché in migranti accettabili o indesiderabili, a seconda del luogo da cui uno proviene e delle competenze che si porta dietro. In pratica, è in atto una trasformazione di persone in numeri e una differenziazione di classe da parte degli Stati che “accolgono”. In questo modo gli esseri umani cessano di esistere e diventano merci, trasferibili, deportabili, utilizzabili a seconda della richiesta. Sorgono luoghi in cui stiparli, a seconda della destinazione d'uso: CIE, Hotspot, Cara, Cas, Sprar; nasce un florido mercato intorno a loro: enti di gestione (spesso Caritas, Croce Rossa e cooperative varie) che si arricchiscono sulla loro pelle, sfruttatori e consumatori d'ogni risma che utilizzano la forza lavoro dei migranti; la propaganda alimenta di continuo la percezione del fenomeno come qualcosa di emergenziale e pericoloso, da gestire a tutti i costi.

Esistono poi altre frontiere, non per forza direttamente tangibili e destinate a reprimere la volontà di muoversi degli individui al momento sul più basso gradino della scala sociale, ma potenzialmente dirette a sopprimere ogni anelito di libertà presente nella società odierna.
Spesso il laboratorio di sperimentazione delle nuove tattiche repressive parte proprio dall'evidenziazione di alcuni soggetti più consoni su cui agire, perché già ai margini o socialmente sacrificabili, ma poi estendibili a tutto il resto della popolazione, in via diretta o in via indiretta. 
I continui attentati che stanno scuotendo l'Europa in questo periodo hanno portato ad un innalzamento paranoico del concetto e delle misure di sicurezza in tutto il continente e, più in generale, in tutto il mondo occidentale, spaventato dal fatto che un po' del terrore che esso stesso sparge in Medio Oriente da almeno il 1991 gli ritorni in casa.
A noi preme sottolineare, invece, come non ci siano precauzioni o misure di sicurezza che mettano al sicuro dall'attacco suicida individuale che colpisce nel mucchio e che quindi tutte le misure di sicurezza poste in atto hanno come scopo reale e concreto quello di gestire e controllare la popolazione e il continuo cristallizzarsi di stati di eccezione porta alla normalizzazione dell'eccezione.
Conseguenza è una sempre maggiore militarizzazione e un controllo sociale sempre più esteso dei nostri territori. Tale processo non ha i tratti dell'invasività, che potrebbe destare sospetti o indignazioni da parte di qualcuno, ma è uno stillicidio continuo. Se ci guardiamo intorno, infatti, possiamo notare un aumento esponenziale sia dei dispositivi di controllo tecnologici (telecamere private e pubbliche, telefoni cellulari, documenti elettronici, ecc...) che ormai non ci permettono di passare inosservati, sia di uomini delle forze dell'ordine e dell'esercito, pronti a scrutare ed identificare tutti coloro che loro stessi credono sospetti. Chiunque in teoria, in pratica tutti coloro che, anche solo apparentemente, non hanno un aspetto consono al giudizio di sbirri e soldati.

Ancora, la frontiera del razzismo: sempre più presente e serpeggiante inizia a diventare tangibile. E' innegabile che, soprattutto in questi momenti di trasformazione del capitale e spostamento di migliaia di individui, lo spettro del nazionalismo e della xenofobia possa attecchire più facilmente, anche a causa del panico diffuso dai media e dai pregiudizi che facilmente dilagano. E così, in tutto il territorio nazionale, si diffondono episodi di intolleranza e aggressione nei confronti di migranti e non bianchi, che hanno trovato il loro apice nell'omicidio fascista di Fermo. In questo clima i gruppi neofascisti hanno gioco facile a soffiare sul fuoco del razzismo, a fare propaganda e proseliti, indicando come capro espiatorio di tutto il malessere sociale gli individui al momento più esposti e a ergersi veri difensori della nazione. 


Contro tutto ciò bisogna lottare fermamente non solo per permettere a chiunque di spostarsi dove meglio crede, ma per riconquistare, pezzo dopo pezzo, le nostre libertà, sempre più soffocate ed erose.

Se oggi i più colpiti sono i migranti, non è detto che domani, una volta sedata questa situazione, lo Stato non rivolga le sue attenzioni contro chi ancora osa esprimersi in direzione ostinata e contraria.

Abbattiamo ogni frontiera che ci impedisce di vivere come vorremmo!



Alcuni nemici e alcune nemiche delle frontiere



24 luglio 2016

SENZA FRONTIERE: campeggio di lotta contro i confini a Ventimiglia e dintorni [ITA-ENG-FRA]

SENZA FRONTIERE: campeggio di lotta contro i confini a Ventimiglia e dintorni

Dopo lo sgombero del 30 settembre del campo autogestito nato durante l' estate ai Balzi

Rossi, l' arrivo a Ventimiglia di persone in viaggio verso il confine francese non si è mai

arrestato.

Nell' aprile 2016 il ministro Alfano arriva in visita a Ventimiglia, dichiarando la sua

intenzione di “risolvere il problema e ripulire la città dai migranti”. Il dispositivo di

controllo e repressione messo in atto si manifesta con tutta la sua violenza: viene chiuso il

centro gestito dalla Croce Rossa, i migranti vengono rastrellati sui treni e nelle strade,

identificati con l' uso della forza e deportati in tutta Italia. Anche la repressione nei confronti

dei solidali diviene sempre più aggressiva.

Negli ultimi mesi, nonostante la violenza e le difficoltà si siano moltiplicate, nasce

l' esigenza di costruire momenti condivisi di lotta e riconquistare spazi di agibilità: la città è

sempre più militarizzata e si registra un crescendo di dimostrazioni di intolleranza e

razzismo.

Perciò sentiamo la necessità di costruire un importante momento di solidarietà attiva e

lotta diffusa contro il sistema di apartheid e la chiusura delle frontiere: rompiamo insieme

questi meccanismi di esclusione.

Appuntamento Venerdì 5 Agosto alle ore 9.00 a Tenda (Valle Roia) per iniziare con una

mobilitazione contro il raddoppio del tunnel e la devastazione della valle: fermiamo i

camion, aboliamo le frontiere.

Chi avesse bisogno di ospitalità per la sera del 4 agosto è benvenuto e può contattarci per

avere ulteriori informazioni.

Si invitano tutti quelli che parteciperanno a provare ad essere il più possibile indipendenti,

portando con se il necessario da campeggio.

Inoltre è molto gradito tutto l' aiuto che può arrivare nei giorni precedenti per

accompagnarci nell' organizzazione e nella logistica.

La zona del campeggio verrà comunicata soltanto all' ultimo momento.

Per info e contatti:

mail: senzafrontiere inventati.org

numero di telefono:

0033605789487


[FRA]

5 – 10 AOUT 2016

SANS FRONTIERES: camp de résistance contre les frontières à Vintimille et alentours

Après l' expulsion du 30 septembre du camp autogéré né durant l' été à Balzi Rossi,

l' arrivée à Vintimille de personnes en transit vers la France n' a jamais cessé.

En avril 2016 le ministre Alfano, en visite à Vintimille, déclare son intention de “résoudre le

problème et nettoyer la ville des migrants”. Le dispositif de controle et de répression mis

en oeuvre se manifeste alors dans toute sa violence: le centre de la croix-rouge est fermé,

les migrant.es deviennent l' objet de rafles quotidiennes à bord des trains et dans les rues,

sont identifié.es de force et déporté.es vers le sud de l' Italie. De meme, la répression à

l' encontre des personnes solidaires s' est intensifiée.

Dans les derniers mois, malgré la violence et les difficultés grandissantes, est née

l' exigence de construire des moments de lutte et de reconquérir des espaces de

possibilités et d' action: la ville est toujours plus militarisée et on observe des manifestatons

croissantes d' intolérnce et de racisme.

Aujourd' hui, nous sentons encore plus fortement la nécessité de construire un important

moment de solidarité active et lutte partagée contre ce système d' apartheid et la fermeture

des frontières: brisons ensemble ces mécanismes d' exclusion.

Rendez-vous Vendredi 5 Aout à 9h00 à Tende (Vallée de la Roya) pour commencer ces

journées par une manifestation contre le doublement du tunnel et la dévastation

programmée de la vallée: arretons les camions, abolissons les frontières.

Qui aurait besoin d' hospitalité pour la nuit du 4 aout est bienvenu-e et peut nous contacter

pour avoir d' autres informations.

Tou.tes les participant.es sont invité.es à un maximum d' autonomie en apportant le

matériel nécessaire à un camp.

Merci d' avance à tou.tes cell.eux qui pourraient arriver dans les jours précédents pour

accompagner l' organisation et la logistique.

La zone de campement sera communiquée seulement au dernier moment.

Pour info-contact:

mail: senzafrontiere inventati.org

numéro de téléphone:

0033605789487


[ENG]

WITHOUT BORDERS: camping against borders in Ventimiglia and surroundings

After the eviction on September, the 30th of the self-organized camp that was born during

the summer at «Balzi Rossi», the arrival in Ventimiglia of people travelling to the French

border has never been arrested.

In April 2016 the Minister Alfano arrived on a visit to Ventimiglia, declaring its intention to

“solve the problem and clean up the city by migrants.” The control and repression dispositif

that was putted in place showed up itself with all its violence: when the Red Cross local

center was closed, migrants were hunted on the trains and in the streets, identified with

the use of force and deported to the hotspots situated all around Italy. Even the repression

of solidarity became more and more aggressive.

In the last months, because of the repressive violence and all the difficulties, the need to

create shared moments of struggle and regain space of action was building up: in fact, the

city was progressively militarized and there are  growing intolerance and racism

demonstrations.

We feel the need to build an important opportunity for an active and widespread solidarity

struggle against the apartheid system and the closure of borders: let’s destroy these

mechanisms of exclusion.

The meeting point is on Friday, August the 5th at 9.00 hours in Tenda (a town in Valle

Roia, France) to join a mobilization against the constructions of the «Tenda Bis» tunnel (a

very expensive and useless tunnel across the mountain) and the devastation of the valley:

let’s stop the scravers, let’s abolish every border.

Everyone who needs accommodations for the evening of August the 4th is welcome and

can contact us for more information.

We invite all those who want to join us to try to be as independent as possible, taking with

them all the necessary needs for camping.

It is also very welcome all the help in the days before the camping to help us in the

organization and logistics.

The camping area will be communicated only at the last moment.

For information and contacts:

mail: senzafrontiere at inventati.org

telephone number:


0033605789487

Aggiornamenti da Como

18 luglio 2016: INTIMIDAZIONE FASCISTA E AGGIORNAMENTI DALLA FRONTIERA ITALO-SVIZZERA

Nelle scorse settimane, alla stazione FS di Como San Giovanni, hanno iniziato ad

accamparsi numerosi migranti che provano a passare il confine italo-svizzero ma vengono

continuamente respinti.

Nella notte tra il 15 e il 16 luglio si è verificata un' intimidazione fascista.

Oltre ad una quarantina di migranti, erano presenti 5 solidali  verso le 2.00 da una

macchina parcheggiata sono scesi tre soggetti, riconosciuti come appartenenti all' area

dell' estrema destra comasca, che stavano appoggiati all' auto impugnando delle spranghe

e rivolgevano ai presenti sguardi e gesti minacciosi.

Poco dopo è arrivata una seconda macchina, a targa tedesca, con a bordo altri quattro

nazisti che sono stati identificati e perquisiti dai carabinieri che nel frattempo erano passati

dalla stazione a bordo di una volante.

Da questo momento, per circa un paio d' ore, quattro macchine hanno continuato a ronzare

in stazione e nei dintorni, seguendo i solidali che provavano ad allontanarsi e prodigandosi

in saluti romani e insulti vari nei confronti di chi era presente.

Anche se questa volta nessuno si è fatto male, è evidente che i gruppi di estrema destra

della zona sono interessati alla situazione  pensiamo sia un fatto grave a cui bisogna

rispondere prima che sia troppo tardi: i recenti fatti di Fermo e Savona non fanno presagire

nulla di buono.

Da sabato è quindi presente in stazione, per tutta la notte, un gruppo di compagni e

solidali che presidia il piazzale a fianco dei migranti.

Anche la polizia è all' erta: da sabato rimangono fisse una camionetta di celere e un paio di

macchine di digos.

La situazione è in continuo movimento: ogni giorno arrivano persone diverse che provano

a prendere i treni per Chiasso ma vengono puntualmente respinte. Il 13 luglio sono

avvenute delle deportazioni: due pullman della Rampinini, hanno portato all' hotspot di

Taranto (facendo tappa a Bologna) circa 200 persone.

Ogni sera, in molti tornano in stazione a Como per passare la notte  ieri, domenica 17

luglio, erano presenti circa 150 migranti.

Chi arriva in stazione a Chiasso viene “raccolto” all' interno di reti metalliche disposte per

formare un gabbione, poi si procede con lo smistamento: c' è chi viene respinto subito e

rispedito in Italia, oppure chi viene portato a Coldrerio, passa la notte in un bunker, e viene

riportato a Como la mattina dopo con dei furgoni sui quali le guardie ti legano le gambe.

Le guardie di confine ignorano le richieste di asilo usando come pretesto la lingua: parlano

solo tedesco e non capiscono cosa richiedono i migranti.

Negli ultimi giorni, i controlli si sono spinti fino a Zurigo: mentre inizialmente i respingimenti

venivano eseguiti da Chiasso e dal Ticino, ora c' è chi viene riportato in Italia anche da

zone più a nord.

Sulla linea dei treni TILO, che passa dalle FS italiane alle FFS svizzere, avviene un

controllo capillare con l' uso non solo di sbirri che presidiano le stazioni e i treni, ma anche

di telecamere che permettono di vedere dove salgono i migranti e sapere esattamente

dove saranno sui treni.

Anche sui treni Trenord, i controllori, aiutati da militari dell' esercito e sbirri in borghese,

fanno scendere i migranti.

Per sorvegliare le zone di confine sono aumentate le telecamere, sono stati disposti dei

nuovi fari per l' illuminazione e i sentieri vengono monitorati con l' utilizzo di droni.

Nei prossimi giorni seguiranno aggiornamenti e appuntamenti.

nemici e nemiche delle frontiere


14 luglio 2016

13 LUGLIO 2016: AGGIORNAMENTI SULLA SITUAZIONE A COMO-CHIASSO A SEGUITO DELLA CHIUSURA DELLA FRONTIERA E DEI RESPINGIMENTI

DISTRUGGERE LE FRONTIERE SUBITO!
NO BORDERS, NO DEPORTATIONS!

Presso tutti i valichi svizzeri si procede al respingimento, i/le migranti ritornano la sera in stazione a Como San Giovanni per cercare di capire come fare nel proseguire il loro viaggio, quasi tutt*sono dirett* in Germania e paesi del Nord Europa.

Al momento sono presenti in stazione minori non accompagnati e diverse persone che non parlano nè inglese nè francese e con le quali è difficile comunicare. Molte di loro questa mattina presto hanno provato nuovamente a salire su un treno in direzione di Chiasso. Altre si sono incamminate a piedi in direzione della dogana.
La stazione di Como è presidiata 24 ore su 24 da camionette della polizia, i/le migranti che cercano di proseguire a piedi lungo i binari in direzione di Chiasso vengono bloccat*.
Presidiati anche diversi punti lungo le recinzioni di confine in zona Ponte Chiasso in direzione Tavernola, per evitare accessi attraverso il fiume.
Respingimenti anche al valico autostradale di Brogeda, diverse persone migranti camminano a piedi lungo l'autostrada cercando una via d'accesso.

Ad ogni arrivo dei treni dall' Italia alla stazione di confine Chiasso, le guardie di confine svizzere (i cui effettivi in questi mesi estivi sono aumentati con la presenza di agenti provenienti da tutta la Svizzera) effettuano controlli a tappeto fermando qualsiasi persona "non-bianca", in una vera e propria operazione di "racial profiling". Molte persone che tentano di entrare in Svizzera per recarsi in Germania o altri paesi del Nord Europa vengono respinte immediatamente e ributatte sui treni in direzione dell'Italia. Forte presenza di guardie di confine, polizia, polizia ferroviaria e agenti di sicurezza privata Securitas anche alla stazione di Lugano, sui treni della linea Chiasso-Lugano-Bellinzona e in tutte le zone di confine.

Durante la giornata di ieri 60 persone sono state fermate a Bellinzona su un treno proveniente da Milano, rimandate a Chiasso ed in seguito espulse.
Nonostante la situazione d'emergenza, la stazione di Como viene chiusa a mezzanotte. Due giorni fa la polizia ha chiuso la stazione costringendo sotto i portici e al parco sotto la pioggia i/le migranti presenti. Ieri verso la una hanno tentato di chiuderla nuovamente, ma grazie alla presenza di alcune persone solidali che si sono opposte e hanno presenziato, è rimasta aperta. 
In stazione la situazione rimane critica, diverse persone han passato la notte al freddo senza felpe nè coperte.
Nonostante le dichiarazioni dei politici cittadini e l'intervento di Caritas e Croce Rossa, in stazione mancano ancora servizi igenici, wc, l'accesso alla possibilità di lavarsi, cestini idonei alla raccolta dei rifiuti, sufficienti coperte, e cibo per chi arriva in orari in cui non c'è possibilità di recarsi alla mensa. Tutta la rete di solidarietà che si sta sviluppando in queste ore è spontanea e dal basso, con persone solidali che anche ieri sera hanno portato cibo, vestiti, scarpe e generi di prima necessità direttamente in stazione.

Lanciamo l'appello ad una presenza dopo le ore 22 questa sera,
quando telecamere, giornalisti e grandi associazioni smettono di essere presenti e serve una presenza a garantire che la stazione rimanga aperta, oltre che portare una vicinanza complice e solidale.

Alcune nemiche e alcuni nemici delle frontiere

05 luglio 2016

Frontiera del Brennero: a che punto siamo



Dalla ribalta mediatica al silenzio. Della “questione Brennero” non si parla più, se non per elogiare, di tanto in tanto, il prevalere del buon senso e della collaborazione sulla logica dei muri. La realtà, ovviamente, è ben diversa.
Si può dire, innanzitutto, che la polizia austriaca ha raggiunto gli obiettivi che aveva dichiarato durante la conferenza stampa del 27 aprile: predisporre le strutture di controllo al Brennero in caso di un eventuale aumento degli immigrati in arrivo, modulandone caratteristiche e tempi a seconda dei controlli effettuati a sud del Brennero dalla polizia italiana. Se persino i sindacati di polizia hanno definito atteggiamento da zerbino quello del governo italiano (di fatto da Bolzano in su la gestione è in mano alla polizia austriaca) possiamo farci un’idea della pronta collaborazione nei controlli e, sullo sfondo, di quanto preoccupino eventuali disagi al transito delle merci al Brennero.
Cerchiamo quindi di descrivere la situazione attuale.
Mentre continuano i controlli trilaterali - tedeschi, austriaci e italiani - sui treni internazionali (gli OBB Verona-Monaco), si sono rafforzati i controlli su tutti i treni già a partire da Verona, dove una massiccia presenza di polizia ferma chiunque abbia la pelle scura prima di accedere ai binari. Lo stesso avviene nella stazione di Bolzano. Per gli immigrati è dunque molto difficile superare Bolzano. Nonostante gli arrivi al Brennero siano davvero pochissimi, i lavori preliminari per i controlli alla frontiera sono andati avanti, a dispetto delle chiacchiere trionfalistiche dei politici. E’ stata costruita, nell’aria di sosta dell’autostrada poco dopo il confine italiano, una grande tettoia, una sorta di sottopasso obbligato per le auto lungo una cinquantina di metri, largo una decina e alto cinque. Sarebbero inoltre pronti novanta container da posizionare lì vicino come strutture per l'identificazione dei “sospetti”. Il “programma di gestione del confine” è dunque proseguito.
Ma per capire come la “gestione” abbia diverse facce, tutte complementari, è necessario allargare lo sguardo.
Prepararsi alla chiusura della frontiera: si può riassumere in tal modo la collaborazione fra istituzioni, polizia e associazioni cosiddette umanitarie. 
Infatti, mentre il numero di poliziotti e militari italiani impegnati nei controlli anti-immigrati è salito a centotrenta, in un padiglione della Fiera di Bolzano si sono predisposti quattrocento posti per quello che la lingua di Stato chiama “centro di smistamento veloce”. La merce da smistare, ovviamente, sono gli immigrati: i “rifugiati politici” da spedire nel sistema-business della cosiddetta accoglienza, i “rifugiati economici” da rimandare indietro. 
Siccome l'esperienza degli ultimi anni dimostra che i grossi assembramenti di profughi creano potenzialmente dei conflitti, assieme alla più istituzionale Caritas ecco entrare in scena anche la cosiddetta società civile, con Fondazioni dall'aria antirazzista, come la Fondazione Alex Langer, che lanciano appelli per inserire anche gli appartamenti dei “solidali” nel sistema di gestione dei richiedenti asilo. Aggiungiamoci un concerto “Refugees Welcome” al Brennero in cui si contrappongono “musica e sorrisi” agli scontri del 7 maggio e in cui si dichiara, a qualche metro dalla tettoia per i controlli di polizia, che al Brennero non c'è né ci sarà mai alcuna frontiera, ed avremo il quadro d'insieme.
Per chi non vuole smistare né gestire altri esseri umani, la prospettiva rimane quella di sempre: far saltare il sistema-frontiera nelle sue diverse articolazioni. 


04 luglio 2016

Volantino distribuito al pubblico della serata di mercoledì 1 luglio del Folk Festival di Trento.

Il testo che segue è il contenuto del volantino distribuito al pubblico della serata di mercoledì 1 luglio del Folk Festival di Trento, edizione dal titolo S-confini d'Europa.
Oltre ai volantini è stato anche affisso uno striscione ("Calais, Brennero, Idomeni...Abbattere i confini della fortezza Europa").

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La musica e il suo rovescio
La musica “non è mai un documento della cultura senza essere insieme un documento della barbarie”.
Si potrebbe dire così, riprendendo un passaggio di quel testamento etico-politico del ‘900 che sono le Tesi sul concetto di storia di Walter Benjamin.
Nella presentazione di Itinerari Folk 2016 si legge “mentre si rialzano muri e confini e il sentimento più evocato è quello della paura, i giovani artisti sembrano capaci di esprimere un’energia vitale straordinaria”.
Quando ascoltiamo queste sonorità internazionali, cerchiamo di coglierne il rovescio: il silenzio, che è il suono di chi viene quotidianamente soggiogato.
Oggi per tante e tanti “l’energia vitale straordinaria” si infrange sotto le bombe, naufraga in mezzo al Mediterraneo, viene internata in qualche struttura di detenzione amministrativa o abbattuta dai fucili della polizia.
Cerchiamo di avvertire, dietro queste note che sconfinano, la voce dei militanti baschi torturati dalla Guardia Civil spagnola, il rumore degli scarponi dei neonazisti che sfilano in Polonia, l’ignobile sibilo del filo spinato che ricopre l’intero confine ungherese, parte di un’Europa sempre più concentrazionaria.
Non sono suoni lontani. A due passi da noi, chi ha la pelle scura non può salire sui treni per via dei controlli al viso eseguiti dalla polizia.
Fatevi un giro alla stazione di Verona o di Bolzano.
A due passi da noi si lavora in sordina per istituire la frontiera al Brennero:
una grande tettoia per i controlli è già stata eretta e stanno per arrivare novanta container.
Attorno a tutto questo c’è per lo più silenzio.
Vogliamo una musica che non sia insieme un documento della barbarie.
Verrà anticipata, questa musica, dall’“energia vitale straordinaria” della rivolta, delle barriere abbattute, delle bandiere disertate, delle gabbie aperte, di una solidarietà che se ne infischia degli stati e delle leggi.
Che bel concerto sarà il crollo di un ordine disumano.


Abbattere le frontiere