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04 aprile 2018

Attacchiamo i padroni (prima gli italiani); Sabato 21 aprile: assemblea pubblica, Sabato 5 maggio: Corteo.


Attacchiamo i padroni (prima gli italiani)

Guerra all'esterno e militarizzazione della società segnano sempre di più il nostro presente. Per mantenere pacificate le “retrovie” mentre governi e multinazionali si lanciano nel saccheggio dell'Africa come prolungamento della loro concorrenza in Europa, i padroni soffiano sul vento razzista della guerra fra poveri. Vento che alimenta la proliferazione dei gruppi neofascisti, sempre più legittimati e protetti. 

Il governo italiano finanzia i campi di concentramento in Libia e le milizie che li gestiscono, l'ENI e le altre imprese di bandiera cercano di preservare e allargare i loro affari, ricorrendo a qualunque signoria della guerra locale, jihadisti compresi. Intanto il capitale locale, con l'individuazione di nuove sacche di gas, riapre scenari con Paesi direttamente coinvolti nella guerra di Siria, facendo presagire un ruolo ancor più incisivo della Turchia nel contenimento dei profughi, nonché di Israele come cane da guardia del Mediterraneo.
La manodopera di emigrati provenienti da terre depredate assicura un esercito di lavoratori e lavoratrici sotto ricatto e terrore, garantisce profitti a basso costo e rende possibile assoggettare anche i proletari indigeni a condizioni di vita sempre più precarie.

Il razzismo di Stato afferma apertamente che per salvare la democrazia bisogna rinchiudere i migranti a casa loro (eccezion fatta per quelli da selezionare per il capitalismo nostrano).  
Mentre la politica internazionale di rapina sversa anche qui i suoi prodotti, dallo sfruttamento alle devastazioni ambientali (vedi TAP), in Niger si allarga il conflitto sociale contro le missioni occidentali.

È sempre più urgente confrontarci sul tempo che fa, rilanciare la pratica della solidarietà internazionalista e schierarsi con le ragioni di chi lotta contro il colonialismo italiano.  

Per questo invitiamo tutte e tutti coloro che vogliono riaprire il conflitto sociale fuori e contro ogni compatibilità istituzionale, a due iniziative che si terranno a Milano.

Sabato 21 aprile: assemblea pubblica
ore 14,00
con interventi di analisi sulle "missioni" in Libia e in Niger e sulle loro ricadute qui, su alcune esperienze di resistenza in corso e su prospettive di lotta internazionale 

Sabato 5 maggio: Corteo
ore 15,00, davanti alla stazione centrale
contro l'ENI, le sue devastazioni e le sue guerre
Il corteo terminerà in via Imbonati angolo via Bovio
  






Attacchiamo i padroni (prima gli italiani) Assemblea pubblica Sabato 21 aprile, Ore 14,00 Milano

Guerra all'esterno e militarizzazione della società segnano sempre di più il nostro presente. Per mantenere pacificate le “retrovie” mentre governi e multinazionali si lanciano nel saccheggio dell'Africa come prolungamento della loro concorrenza in Europa, i padroni soffiano sul vento razzista della guerra fra poveri. Vento che alimenta la proliferazione dei gruppi neofascisti, sempre più legittimati e protetti. 

Il governo italiano finanzia i campi di concentramento in Libia e le milizie che li gestiscono, l'ENI e le altre imprese di bandiera cercano di preservare e allargare i loro affari, ricorrendo a qualunque signoria della guerra locale, jihadisti compresi. 
Questa assemblea pubblica vuole essere un'occasione per conoscere alcune resistenze al neocolonialismo, intrecciare le lotte, riprendere l'offensiva contro la guerra e le sue basi. «Gli italiani prima»? Sì, nel senso esattamente opposto a quello nazionalista. Nel senso di smascherare e attaccare innanzitutto i padroni di casa propria...  

Intervento introduttivo
Nicoletta Poidimani, Le dannate della guerra
Silvia Federici, I recinti alle terre e ai corpi delle donne. Sguardi sul neocolonialismo nel Delta del Niger 
Dai campi di concentramento in Libia alla metropoli 
“Quei black che fanno i bloc”. Esperienze di lotta nella logistica
Collectif Iskashato (Parigi), La pirateria somala e il suo contesto sociale
Valeria Poletti, Gli interventi economico-militari in Libia e in Niger. Il ruolo dell’ENI
I tentacoli dell’ENI in Italia. La lotta contro il TAP in Salento
Fronte Palestina (Milano), Il sistema Israele
Alcuni collettivi universitari, Università e guerra






06 marzo 2018

Resoconto dell’ultima assemblea su Eni, guerra, frontiere... e prossimo appuntamento.

Domenica 18 febbraio si è svolta, a Torino, la quinta “assemblea Brennero”, dedicata, come le due precedenti, a definire alcune iniziative a Milano contro l’intervento in Libia e in Niger e contro il ruolo dell’Eni. 
Ci si è soffermati su due aspetti: quelli di contenuto e quelli pratico-logistici.
Si è deciso di organizzare, per sabato 21 aprile, un’assemblea nazionale in una sala pubblica, nel corso della quale sviluppare delle analisi sul rapporto guerra esterna-guerra interna, neocolonialismo-frontiere, politica di rapina in Africa-filiera del petrolchimico in Italia, lotte locali-lotte internazionali. L’idea è quella di coinvolgere anche compagne e compagni di altri Paesi per inquadrare i problemi in un’ottica internazionale e internazionalista.
L’assemblea pubblica dovrebbe essere preceduta e preparata da occasioni di confronto in Università (sul rapporto guerra-ricerca, rispetto al quale alcuni collettivi si stanno muovendo in varie città) e di iniziative in strada. Il 5 maggio, invece, ci sarà un corteo che partirà dalla stazione centrale per concludersi in una piazza della zona Imbonati, dove allestire una mostra e articolare vari interventi-comizi sui diversi temi emersi il 21 aprile.
È stato scritto e condiviso un manifesto-appello per le giornate del 21 aprile e del 5 maggio. Si è ribadito che l’iniziativa a Milano ha senso soprattutto se avrà un suo respiro a seguire e se sarà preparata e proseguita da azioni e mobilitazioni nei vari territori.
L’ultima parte della discussione è stata dedicata alla questione del fascioleghismo.
L’esigenza emersa è quella di coordinarsi con le realtà più vicine e di riprendere a spostarsi quando i compagni di una città decidono di fare un certo tipo di chiamata. Se la base sociale dei gruppi reazionari non retrocederà senza lotte più ampie contro lo Stato e il capitale, la diffusione delle organizzazioni neofasciste va contrastata senza perder tempo, sul terreno dell’azione diretta. Quanto è successo nelle ultime settimane in diverse città dimostra che esiste una disponibilità a battersi e ad attaccare il dispositivo poliziesco schierato a protezione dei fascioleghisti. Se non è l’unica modalità su cui concentrarsi, si tratta comunque di un segnale importante di non-pacificazione. 
La prossima assemblea si terrà domenica 18 marzo, alle ore 11,00, al Boccaccio di Monza. In quell’occasione verranno definiti gli interventi all’assemblea-convegno del 21 aprile (da pubblicizzare anche con una locandina a se stante) e gli aspetti pratici del corteo del 5 maggio.

20 febbraio 2018

Di lato e di fronte, su due serate in Trentino contro il fascioleghismo.

Venerdì 9 febbraio a Trento e domenica 11 febbraio a Rovereto ci sono stati due cortei non autorizzati, il primo contro la commemorazione delle “vittime delle foibe” organizzata da Casapound e il secondo contro il comizio elettorale di Salvini. Crediamo valga la pena di raccontarli un po' nel dettaglio.
Il corteo di Trento è stato pubblicizzato con qualche giorno di anticipo, non appena si è saputa la data della presenza di Casapound. La settimana prima si è tenuto in città un incontro pubblico contro la falsificazione storica operata dal Giorno del Ricordo (selettivo), mentre si è deciso di incentrare la manifestazione del 9 febbraio sull'oggi, sui campi di concentramento in Libia, sul ruolo del governo Gentiloni-Minniti e dell'Eni, nonché sul diffondersi dei gruppi fascisti e del rancore razzista. Prima i fatti di Macerata con le relative prese di posizioni politiche, e poi la notizia dell'arrivo di Salvini a Rovereto, ci hanno spinto a lanciare, il venerdì stesso, un appuntamento in piazza anche per la domenica, e a pensare i due cortei come conseguenti.
A Trento, davanti a Sociologia, ci troviamo in un centinaio. Le recenti aggressioni neofasciste e soprattutto la sparatoria del fascioleghista Traini rendono gli animi carichi di rabbia e di volontà di vendetta (“L'antifascismo non è una sfilata, Macerata va vendicata” è uno degli slogan). Il corteo autodifeso raggiunge la piazza poco distante dal punto in cui si radunano una ventina di militanti di Fratelli d'Italia e in seguito una cinquantina di Casapound. La zona è blindata dalla Celere e dai carabinieri in antisommossa. Gli interventi e gli slogan dei compagni proseguono fino a quando la commemorazione finisce e i fascisti se ne vanno. È piuttosto chiaro che tale contestazione lascerebbe a tutte e tutti un sentimento di frustrazione, per il fossato tra gli slogan di battaglia e la realtà immediata.
Si riparte in corteo, mentre i reparti antisommossa rimangono in piazza a presidiare il nulla. Nel percorso viene bersagliata con uova di vernice la sede di Fratelli d'Italia. Poi il corteo passa, in pieno centro, accanto ad un negozio (il Funky), il cui titolare (Nicola Paolini) è un nazi che aveva accoltellato qualche anno prima un ragazzo antifascista ad Arco. Qualcuno pratica a mazzate un foro nella vetrina antisfondamento e qualcun altro vi inserisce il tubo di un estintore che viene poi azionato, provocando ingenti danni al negozio di abbigliamento, l'indomani chiuso e svuotato. Scritte sui muri spiegano il perché dell'azione, che viene assunta dal corteo (e anche nei giorni dopo, quando escono pubblicamente le responsabilità di Paolini). Urge dare una risposta ai fascisti, a chi li legittima e protegge, al sistema di cui sono i servitori. In varie altre città gli inviti alla calma non vengono raccolti. 
Con questo spirito, nonostante il preavviso risicato, si lancia l'appuntamento a Rovereto: Macerata va vendicata. Che questo spirito non sia solo quello dei compagni in senso stretto, lo si comprende, lo si sente. E infatti anche domenica sera, senza manifesti né grandi proclami, ma con intenti chiaramente affermati, ci troviamo di nuovo in un centinaio, con una composizione che riflette abbastanza bene la rete di solidarietà che le lotte hanno costruito negli anni.
In piazza si arriva alle 20,00 già con scudi, caschi e bastoni. Uno dei due striscioni dice: “Traini soldato di Salvini. La bomba sociale siete voi, basta buonismo lo diciamo noi”. La Questura probabilmente non si aspetta una contestazione di un certo tipo, infatti la Celere è presente in forze più ridotte rispetto al venerdì (una quarantina di agenti invece del centinaio abbondante di due giorni prima). Rimedia schierando un blindato di traverso e un altro verso i manifestanti. Siamo in corso Rosmini, sul viale principale di Rovereto. Si comincia con un elegante gesto atletico: un compagno strappa di corsa una bandiera a un
gruppetto di leghisti e torna con passo molleggiato nel corteo; a strappare l'infame drappo ci pensa una signora magrebina di passaggio. Un gruppetto di contestatori si sposta verso l'ingresso secondario della sala, il cui portone viene chiuso dalla polizia, perché non riuscirebbe a garantire l'accesso ai leghisti. Quando, poco dopo le 21,00, si capisce che dal lato opposto del viale rispetto a dove c'è il corteo sta arrivando Salvini, partiamo provando a sfondare il cordone della Celere. La carica parte violenta, aiutata dal blindato che avanza a lato dei poliziotti e rende ancora più problematica la già difficile tenuta degli scudi-striscioni. Persi questi ultimi, i cordoni dei compagni non riescono più a reggere, quindi retrocedono. La carica della Celere viene fermata prima dal getto di un estintore e poi, creatasi la giusta distanza, dal lancio di bottiglie, sassi e un paio di bombe carta. Il corteo
retrocede compatto e si assesta qualche decina di metri dopo, mentre qualcuno manda in frantumi i finestrini di due auto dei carabinieri e della polizia in borghese. Qualcuno comincia a disselciare il porfido; la Celere indossa le maschere antigas. Compaiono due grandi scritte: “Macerata terrorismo fascista. Vendetta” e “Salvini mandante di Traini”. Dopo un'altra mezz'ora di interventi (la compagna al megafono è un vero e proprio martello!), il corteo riparte e, vergate un po' di scritte sui muri, si scioglie in un'altra parte della città. Qualcuno vorrebbe continuare, mentre per altri “va bene così: si è fatto quello che si è detto”. Il corteo si conclude.
Mentre il patetico questore di Trento, in un'intervista a tutta pagina su “L'Adige”, invita “l'opinione pubblica” a isolare gli anarchici, attaccando espressamente la gente che ha lottato con noi in questi anni, facciamo alcune considerazioni.
La nostra capacità di reggere il corpo a corpo con la Celere è quella che è, ma domenica bisognava provarci con tutto il cuore. In tanti ci hanno detto che dietro le prime file non si sono mai sentiti in pericolo, e li ringraziamo per essere scesi in strada nonostante la paura (che non era la loro soltanto, perché gli eroi sono roba da film) e di essere rimasti fino alla fine. A chi pontifica da lontano dicendo che “non sono questi i metodi”, rispondiamo: “Trovatele voi le forme di protesta che vi soddisfano, ma fatelo; perché quando il razzismo apre il fuoco, ogni silenzio, ogni rinvio a una non meglio precisata “cultura” (che poi molto spesso è pura e semplice ignavia) è complicità”. Altri, che in strada c'erano, hanno
fatto notare che sarebbe stata una buona tattica quella di aspettare con un piccolo gruppo l'arrivo di Salvini anche oltre il cordone della Celere, di modo che un altro punto di contestazione facesse dividere la polizia. Con più tempo a disposizione e un altro po' di gente, avremmo potuto farlo. Magari alla prossima occasione...
Le posizioni razziste stanno dilagando nel sociale e i gruppi neofascisti ovviamente ne approfittano. La sinistra (anche “di movimento”) ha cercato in tutti i modi di disarmare le risposte di piazza alle aggressioni squadriste e alla tentata strage di Macerata. In vari, invece e per fortuna, hanno fatto l'esatto contrario: soffiare sulla rabbia.
Più si aspetta e più l'antifascismo democratico (di fatto complice con il razzismo di Stato targato PD) guadagnerà terreno. E poi... solo i morti viventi fanno calcoli quando la “linea di condotta” dovrebbe dettarla la rabbia.
Quando si vuole battersi, i mezzi si trovano. 
Se il fascioleghismo non si può sconfiggere solo nelle piazze (dove è ben protetto), ricominciare a disselciare la pacificazione sociale è
comunque fondamentale anche per tutto il resto. 
Più lo si fa, più si impara a farlo.

Compagne e compagni dal Trentino

24 gennaio 2018

Rompiamo il silenzio, incontro allo spazio anarchico "El tavan"


Contributi alla lotta contro le frontiere


Riceviamo e diffondiamo:

Lipsia, Germania – Attacco contro l’ufficio stranieri contro il razzismo strutturale e le prigioni per migranti in Libia

Lipsia (Leipzig), 18 dicembre 2017
Per l’odierna ‚giornata internazionale contro la guerra ax profughx‘ abbiamo attaccato l’ufficio stranieri a Lipsia come simbolo per il razzismo strutturale contro migranti. Abbiamo abbellito la facciata e lasciato alcune ammaccature ai vetri.
La Libia serve da usciera all’EU. Con degli accordi bilaterali il regime in loco ha ottenuto delle donazioni per impedire la migrazione verso l’Europa: cifre cospicue, materiali e contratti per la formazione della polizia e dei militari in scambio allo spostamento di fatto nel Nordafrica dei confini esterni europei. La schiavizzazione, lo stupro, la tortura, la tratta degli schiavi e gli assassinii, per esempio da parte della guardia costiera libica, sono tacitamente approvati e in parte attivamente sostenuti.
Attenendoci a una dichiarazione della Black Community Deutschland (Berlino, 25 novembre 2017) vogliamo affermare ed esigere:
-Condanniamo con il massimo rigore la schiavizzazione, lo stupro, l’omicidio, la tortura, la tratta degli schiavi e l’imprigionamento di migranti.
-Visto che agiscono su ordine dell’EU che nel quadro della propria politica razzista d’isolamento paga milioni ai governi e alle milizie nordafricane affinché impediscano ax profughx africanx di venire in Europa, gli Stati NATO ed EU come la repubblica federale tedesca, la Francia, l’Italia e l’Inghilterra sono causa e complici della schiavizzazione delle persone in Libia.
-Chiediamo l’eliminazione dei meccanismi razzisti di isolamento e d’intimidazione contro lx profughx e migranti sia a livello EU (come Frontex, l’accordo di Dublino, ecc.) sia nei rispettivi paesi EU.
-Qui si deve sottolineare che ogni forma attuale di schiavizzazione di gente di colore ricordano che la supremazia bianca ed egemonia occidentale si basa sul genocidio, sulla deportazione e schiavizzazione e sulle strutture coloniali e che i paesi occidentali non hanno ancora rivisto criticamente questa storia criminale. Ecco perché incitiamo i paesi occidentali ad assumersi la responsabilità del riconoscimento dei propri crimini contro la gente di colore africana e di tutto il mondo e del pagamento delle riparazioni e di risarcimento.
-Ci dichiariamo solidali con il miglioramento, l’intensificazione e l’accelerazione della lotta di liberazione totale e completa dell’Africa. Che deve succedere ad ogni livello: politico, economico, militare, istituzionale, culturale, scientifico, tecnologico, religioso, spirituale, ecc. Per questo dobbiamo uscire subito dai trattati, dalle strutture ed istituzioni bilaterali che ci mantengono prigionierx e ci consegnano irrimediabilmente ai nostri sfruttatori, schiavisti, stupratori ed oppressori.
La dichiarazione l’abbiamo in parte leggermente cambiata ed accorciata in alcune parti.
Originale: http://thevoiceforum.org/node/4420
Freedom of Movement!
Francia – La lotta contro la macchina delle espulsioni a processo
Mercoledì 31 gennaio 2018 alle 13.30, sette compagni andranno a processo a Parigi alla sedicesima camera del tribunale penale. Due sono accusati di aver “volontariamente rovinato o deteriorato dei locali della società Air France”. Un altro è accusato di “aver volontariamente rovinato o deteriorato dei locali della SNCF e della Bouygues Telecom”, e tutti sono accusati di aver rifiutato di consegnare il loro DNA e i loro dati (e quattro di loro sono in processo solo per questo).
Queste brevi ostili visite di una trentina di sconosciuti presso i locali dell’Air France alla Bastiglia poi quelli della SNCF a Jourdain sono avvenute in pieno giorno, il 17 marzo 2010, qualche ora dopo la condanna di 16 sans papiers ad alcuni anni di prigione per l’incendio del centro di detenzione a Vincennes. Queste azioni fanno parte di una lotta più ampia, quella contro la macchina che seleziona, reclude ed espelle gli indesiderabili, accompagnate in questi anni da ondate di sabotaggi contro una parte dei suoi numerosi ingranaggi. Poco meno di otto anni dopo i fatti gestiti dalla 36° sezione anti-terroristica di Quai de Orfevres, lo Stato non dimentica, e va bene, perché neanche noi!
La SNCF è ancora una zelante aiutante del Ministero dell’Interno a Ventimiglia come altrove, e la Bouygues si continua ad arricchire sull’isolamento e la reclusione; Air France continua la sua collaborazione con le deportazioni forzate e a volte assassine (l’ultimo morto è stato un algerino di 34 anni espulso sul volo Air France Copenaghen-Parigi lo scorso 22 novembre), gli indesiderabili “sans papiers” o “rifugiati” vengono ancora braccati, picchiati, umiliati ed espulsi tutti i giorni sotto i nostri occhi nelle strade di Parigi come a Calais, e il Mediterraneo è sempre pieno di cadaveri la cui colpa è quella di non avere un pezzo di carta.
Inoltre, lo Stato si prepara sin da ora a espellere in massa molti di coloro che grazie al proprio coraggio e determinazione negli ultimi anni sono riusciti a passare tra le maglie della rete. Il disegno di legge sull’immigrazione che verrà esaminato a partire da aprile, prevede il raddoppiamento del periodo di detenzione fino a 105 giorni (in caso di rifiuto dell’espulsione) grazie alla costruzione di 400 posti in più nei centri di detenzione per gli stranieri senza documenti (CRA) o fino a 24 ore di “detenzione amministrativa” in caso di controllo per strada o sui mezzi di trasporto per i possessori di una carta di soggiorno. Già dal 12 dicembre la circolare Collomb aveva dato il via alla creazione di una squadra mobile specializzata nello smistamento dei rifugiati all’interno delle strutture ricettive, aumentando la frequenza di voli speciali privati e charter per sostenere l’Air France.
Perché oltre le sette nuove persone che lo Stato ha deciso di rimandare faticosamente in tribunale dopo anni di istruttoria (altri tre sono già stati condannati nel giugno 2017 a 4 mesi con la sospensiva per “concorso in devastazione” in un’altra sezione delle indagini) è un’intera lotta a essere messa sotto processo: quella contro la macchina delle espulsioni che, dal 2006 al 2011, ha colpito centinaia di obbiettivi in modi diversi, dal fuoco al martello, il sabotaggio con l’acido o con la colla, senza contare le passeggiate selvagge, gli attacchinaggi, la distribuzione di volantini e altre iniziative in strada. Una lotta senza soggetto o centro politico, che propone a tutti l’auto-organizzazione senza mediazione e l’azione diretta e diffusa partendo da un punto specifico di conflittualità, una lotta in nome della “libertà per tutte e tutti, con o senza documenti”!
Quindi è anche questo modo di lottare e auto-organizzarsi nell’ambito della guerra sociale che verrà giudicato, un modo senza partiti o sindacati in cui ci mettiamo in gioco in prima persona per agire direttamente contro tutto ciò che ci opprime, dai confini alla detenzione, dal controllo sociale alle guerre tecnologiche, dallo sfruttamento a tutte le forme di controllo, un modo che oggi è importante più che mai per porre fine al vecchio mondo dell’autorità.
Nemici di tutte le frontiere